Carlo Felice, bufera sui conti: la Procura indaga per falso in bilancio, nel mirino le scenografie “gonfiate”

Aperto un fascicolo contro ignoti dopo l’esposto presentato dal sovrintendente Michele Galli e dalla sindaca Silvia Salis. Sotto accusa la rivalutazione di alcune scenografie acquistate per 30mila euro e inserite a bilancio per oltre un milione. Intanto il teatro rischia il commissariamento e il caso si intreccia con il futuro dei Balletti di Nervi e, soprattutto, col futuro dei lavoratori

Il Teatro Carlo Felice finisce al centro di un’inchiesta che rischia di avere conseguenze pesanti non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello politico e culturale. La Procura di Genova ha aperto un fascicolo per falso in bilancio, al momento contro ignoti, dopo l’esposto depositato dal sovrintendente Michele Galli, condiviso dalla sindaca Silvia Salis e dalla Fondazione del teatro. Un passaggio che segna una svolta in una vicenda che da giorni agita il dibattito cittadino e che ora entra ufficialmente nel perimetro delle indagini.

L’attenzione degli inquirenti si concentra sul bilancio 2024 e, in particolare, su una voce che ha permesso di chiudere i conti formalmente in attivo. Si tratta della rivalutazione di quattro scenografie acquistate nel 2022 dal Teatro alla Scala per circa 30mila euro e successivamente inserite a bilancio per oltre 1,4 milioni. Un salto di valore definito “anomalo”, avvenuto sulla base di una perizia non asseverata e senza documentazione tecnica approfondita. Proprio questa operazione contabile avrebbe consentito al teatro di registrare un avanzo di circa 14mila euro, evitando un risultato negativo che, alla luce degli sviluppi successivi, appare oggi tutt’altro che scongiurato.
Secondo quanto emerge, l’inchiesta sarà affidata a uno dei pubblici ministeri del gruppo che si occupa di reati economici e verrà con ogni probabilità delegata agli specialisti della guardia di Finanza, chiamati a ricostruire nel dettaglio la genesi e la legittimità di quella valutazione. Il nodo centrale sarà capire se si sia trattato di una scelta tecnica discutibile o di una vera e propria alterazione dei conti.
Ma il caso giudiziario è solo una parte di un quadro più ampio e preoccupante. Perché mentre la magistratura indaga sul passato, il presente del Carlo Felice appare fragile e carico di incognite. Il bilancio 2025, infatti, prevede una perdita di circa 2,8 milioni di euro, destinata ad aumentare sensibilmente se la rivalutazione delle scenografie dovesse essere ridimensionata da una nuova perizia. In quel caso, il buco potrebbe allargarsi di oltre un milione, aggravando una situazione già critica.
È proprio su questo punto che l’esposto presentato da Silvia Salis e Michele Galli assume anche un valore politico oltre che amministrativo: evitare che eventuali responsabilità pregresse ricadano sull’attuale gestione e chiarire definitivamente la reale situazione patrimoniale della Fondazione. Un passaggio considerato necessario anche per scongiurare il rischio più temuto, quello del commissariamento, che potrebbe scattare se le perdite non venissero ripianate entro i termini previsti.
La vicenda dei conti si intreccia poi con un altro tema caldo, quello dei Balletti di Nervi e, più in generale, della programmazione culturale. I numeri emersi negli ultimi giorni parlano chiaro: per riportare in equilibrio il teatro e garantire allo stesso tempo la realizzazione della manifestazione, servirebbero oltre 4 milioni di euro, ben oltre i contributi finora ipotizzati. Una cifra che alimenta lo scontro tra Comune e Regione e che rende sempre più incerto il futuro dell’edizione 2026.
In questo scenario, la priorità indicata dall’amministrazione comunale resta la messa in sicurezza del teatro e la tutela dei lavoratori, anche a costo di ridimensionare o ripensare alcuni eventi. Una posizione che si scontra con chi, invece, spinge per mantenere viva la continuità del festival, considerato un simbolo culturale e turistico della città.
Intanto, però, la partita più urgente si gioca sui conti e sulla loro trasparenza. Perché dall’esito delle verifiche dipenderà non solo il futuro immediato del Carlo Felice, ma anche la credibilità di un’istituzione che rappresenta uno dei pilastri della vita culturale genovese. E questa volta, più che mai, il sipario si alza su una scena che va ben oltre il palcoscenico.
In questo quadro già complesso interviene anche il sindacato, che accende i riflettori sulla tutela dei lavoratori. «La pesante situazione che investe la Fondazione Teatro Carlo Felice non deve avere ricadute su lavoratrici e lavoratori» afferma Sonia Montaldo, segretaria generale Slc Cgil Genova, ricordando come da anni venga richiesta chiarezza sui bilanci e sull’utilizzo delle risorse pubbliche, tra cui i 23 milioni di euro stanziati con la legge 234 del 2021 per il risanamento delle fondazioni lirico sinfoniche, la cui rendicontazione non è ancora stata resa nota. Dopo l’ultimo incontro con il sovrintendente, il sindacato ha sollecitato un confronto con il Comune, ribadendo la necessità di avere garanzie sulla stabilità del teatro, sulla programmazione futura e sul rilancio dell’ente, a tutela sia dei dipendenti diretti sia dei lavoratori precari.
In copertina: foto di Ai
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